Nuovo File TOP SECRET desecretato da governo GB dal titolo: Infiltrazione comunista in forze di Polizia italiane e in loro amministrazioni

– Il documento ‘Communist penetration of the Italian police forces and their administrations’, ovvero la penetrazione comunista nelle forze di Polizia italiane e nelle loro amministrazioni, FO 371/67820, datato 1947, agli inizi della Guerra fredda, è stato declassificato a 79 anni dalla sua stesura, il 20 aprile 2026.

– ‘Il principale risultato ottenuto finora dalla penetrazione comunista è stato quello di provocare una notevole disorganizzazione dell’amministrazione centrale della Polizia, tale da riuscire a destabilizzare e confondere parzialmente il controllo superiore delle forze di Polizia’.‘…le debolezze del carattere italiano e l’immaturità dello Stato italiano nel suo essere essenziale, già evidenti prima che il fascismo salisse al potere. ‘…la vicenda del cosiddetto tesoro di Dongo (denaro e oggetti di valore che Mussolini aveva con sé durante il suo tentativo fallito di fuggire dal Paese nell’aprile 1945 e che, secondo quanto riferito, sarebbero stati dirottati nelle casse del partito comunista).

Gli articoli di questa testata giornalistica – come già specificato in passato – sono esenti da osservazioni e giudizi di tipo politico. Vengono pubblicati sempre con lo spirito di semplice ricerca storica, in base alla cronologia di declassificazione del file o al suo collegamento con fatti e personaggi di attualità. Questo è l’ultimo file declassificato dal governo britannico sull’Italia.

Animati da entusiasmo e curiosità, ci si appropria del file appena uscito, contenti di essere la prima testata giornalistica a lanciare questa nuova pagina di storia. Anche perché tutte le 35 veline del file sono state fotografate personalmente col mio cellulare a Londra lo scorso 18 luglio.

Pagina del file – Foto di Nicoletta Maggi

Fin dalle prime righe, si percepisce la forte preoccupazione britannica per un probabile colpo di Stato comunista, anche se non immediato, supportato da ‘prove inequivocabili’, attraverso l’infiltrazione nella Polizia e nel Ministero dell’Interno italiani. Gli inglesi non temono le forze di estrema destra in quanto indebolite alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il pericolo proviene, secondo i vari dispacci del governo britannico, dal Partito Comunista italiano. Riceve ordini – e munizioni – dall’Unione Sovietica, inoltre sono stati gli inglesi stessi tramite i propri servizi segreti, il SIS ed il SOE, con gli altri Alleati ad inviare armi e munizioni ai comunisti affinché si sbarazzassero del nazi-fascismo. Le armi erano ancora in loro possesso. Molti comunisti sono riusciti ad infiltrarsi nei corpi di Polizia, non nei Carabinieri, e questo fatto contribuisce ad acuire l’allarme. L’intera documentazione è TOP SECRET.

Tutta l’attenzione britannica si concentra sull’accurata osservazione della Polizia, la Celere, la Polizia Municipale, la Guardia di Finanza e i Carabinieri.

I primi dispacci saranno riportati integralmente, parola per parola, tradotte in italiano per far comprendere bene il tenore e la preoccupazione del governo britannico. Il resto sarà sintetizzato.

Reparto Celere – Foto da portale Difesa.it

Nella prima pagina della relazione, compare la data del 1° settembre e quella della ricezione il 18 settembre 1947. Un’introduzione iniziale è scritta a penna in corsivo a caratteri minuscoli, quasi impossibile decifrarla tutta.

Il carteggio desecretato – Foto di Nicoletta Maggi

Si legge che i punti più salienti di questo dispaccio ben documentato sono:

1 – Non ci sono segnali di un colpo armato comunista prima delle elezioni previste in primavera.

2 – I ‘gruppi’ armati della destra sono deboli e disorganizzati.

3 – La penetrazione nella Direzione centrale della Polizia (e, in una certa misura, anche nei comandi regionali) è sufficiente a disorganizzarla e renderla inefficace nel caso in cui dovesse verificarsi un colpo di Stato armato, ma non è sufficiente a rivoltarla contro il governo.

Carabinieri – Foto da portale Difesa.it

4 Essendo i Carabinieri paramilitari (e, a livello individuale, molto più inclini alle simpatie fasciste) non sono in alcun modo infiltrati dai comunisti.

È quindi auspicabile, al momento, mantenere l’organizzazione illogica grazie alla quale i Carabinieri sono praticamente indipendenti dal resto delle forze di Polizia. La firma è illeggibile, data: 20/9.

Poi un nominativo. Signor Halford, Dipartimento del Nord RMAH 14, 10. Dipartimento S.I. Copia al Ministero della Guerra, MI3, il gabinetto del Premier in tempo di guerra, che è firmato da F. Brown. (L’MI3, poco conosciuto, ovvero la Sezione 3 dei servizi segreti militari britannici, era una divisione della Direzione dei servizi segreti militari, facente parte del Ministero della Guerra. Era stata originariamente istituita per gestire le informazioni geografiche, nda).

Segue sempre a penna una postilla: Forse signor Halford dirai se c’è qualche obiezione che questo venga mandato in copia all’ H.O. (The Home Office, il dipartimento del governo britannico che si occupa di questioni legislative, di polizia e carcerarie e che decide chi può entrare nel Paese, nda).  Firmato: F.D.S. Brown, 29/9.

I miei amici…preferiscono che questo rapporto non venga trasmesso in copia all’H.O.

Devo dire che capisco il loro punto di vista. Ma se insiste, la diffusione all’interno dell’H.O. dovrebbe essere ridotta al minimo. Halford, 9/10/47

Non credo sia necessario in queste circostanze.

F.D.Z. Brown

In questa postilla viene spiegata perfettamente la riservatezza del file anche tra le fila del governo britannico.

Si arriva così alla terza pagina finalmente dattiloscritta.  Accanto al dispaccio di nuovo la data del 1° settembre inviato dall’Ambasciata britannica a Roma. Naturalmente tutto altamente riservato. Si inizia:

Sir,

Ho l’onore di trasmettere in allegato un memorandum redatto dal mio staff che riassume i risultati delle indagini che ho fatto svolgere in merito alla questione della penetrazione comunista nell’apparato di polizia italiano, vale a dire nel Ministero dell’Interno, che ne esercita il controllo, e nei vari dipartimenti in cui sono suddivise le forze di polizia italiane.

2. L’importanza della lealtà e della disciplina delle forze di polizia nell’attuale congiuntura politica italiana non ha bisogno di particolari sottolineature.

Nelle conversazioni sulla situazione interna dell’Italia, il signor De Gasperi afferma sempre chiaramente che considera il mantenimento dell’ordine pubblico forse il più urgente tra i numerosi compiti che il Governo deve affrontare. In tali circostanze, il mantenimento dell’ordine pubblico in Italia oggi risulterebbe difficile.

Alcide De Gasperi – Foto da Portale Difesa.it

Le disastrose esperienze vissute dall’Italia dal 1941 hanno portato a un pericoloso indebolimento del prestigio e dell’autorità del Governo e a una diffusa demoralizzazione e indisciplina tra la popolazione italiana.

La pubblica amministrazione e le forze di polizia sono state inevitabilmente indebolite dalle epurazioni seguite al crollo del regime fascista.

3. Tuttavia, nonostante l’intrinseca debolezza dei governi di coalizione che si sono succeduti alla guida dell’Italia dalla liberazione fino a poco tempo fa, sono stati compiuti notevoli progressi nel ripristinare l’ordine pubblico e nel riaffermare l’autorità dello Stato:

A meno che non si lasci che la situazione finanziaria ed economica sfugga completamente di mano, al momento il rischio di un crollo generalizzato dell’ordine pubblico è minimo.

Tuttavia, lo stato della politica interna italiana, che è soggetta a potenti influenze esterne, è tale che occorre tenere conto di possibili tentativi di prendere il potere con la forza e in spregio alle procedure democratiche. Tali tentativi potrebbero provenire, ovviamente, solo dall’estrema destra o dall’estrema sinistra.

Potrebbero avere successo solo se il partito o il gruppo che tentasse di conquistare il potere, avesse prima minato o infiltrato almeno una parte consistente dell’apparato e delle forze di polizia responsabili del mantenimento dell’ordine pubblico (che, va notato, hanno in Italia un organico complessivo di oltre 150.000 uomini, a confronto con un organico di 62.000 per tutte le forze di polizia del Regno Unito).

Il fatto che il presente rapporto sia dedicato esclusivamente alla questione della penetrazione comunista nella polizia italiana non significa che l’Ambasciata trascuri l’esistenza e i potenziali pericoli dei gruppi neofascisti e di altri gruppi di estrema destra, né che tali gruppi non siano essi stessi rappresentati nelle forze di polizia.

I dati disponibili indicano attualmente che i gruppi neofascisti e altri gruppi di destra ‘totalitari’ sono deboli sia in termini di numero che di influenza e si trovano ancora in una condizione di grave disorganizzazione.

L’Onorevole Ernest Bevin, M.P.,

ecc., ecc., ecc.,

Ministero degli Esteri, S.W.I.

SETTEMBRE 1947

4. Pertanto, è principalmente dal potente partito comunista che, al momento, si può ritenere che derivi il pericolo di un tentativo rivoluzionario di presa di potere da parte di una minoranza politica. Finora il partito è estremamente ansioso di dimostrare il proprio attaccamento ai principi costituzionali ed eviterà certamente misure estreme che potrebbero portare a uno spargimento di sangue, a meno che o fino a quando non ritenga che la propria forza sia schiacciante.

È vero che gran parte dell’elettorato comunista è costituito da contadini e operai ignoranti e illusi, oppure da persone desiderose di proteggersi dalla violenza, sulle quali non si potrebbe certamente contare per alcuna forma di azione diretta.

Ma questa considerazione non deve oscurare la potenziale minaccia rappresentata dal Partito Comunista Italiano.

Come è stato riferito in passato attraverso vari canali, i leader del Partito Comunista Italiano e il nucleo duro di oltre due milioni di membri del partito in tutto il Paese sono uomini fanatici e determinati, altrettanto capaci e spietati quanto i loro omologhi slavi.

È noto, senza ombra di dubbio, che la leadership del partito sia in stretto contatto con Mosca e con gli altri partiti comunisti in Europa, e qualsiasi tentativo di azione rivoluzionaria in Italia sarebbe certamente concertato con aiuti e diversivi provenienti dall’estero.

Inoltre è risaputo che, sotto la guida di persone addestrate in Russia, il Partito Comunista Italiano possiede un esercito clandestino privato ben organizzato e disciplinato, che conta certamente non meno di centomila uomini, ben equipaggiati con armi leggere, granate, esplosivi ecc., provenienti dalle forniture che gli aerei alleati lanciarono così generosamente ai partigiani durante la guerra di liberazione.

5. Sebbene, come appena affermato, i leader comunisti abbiano ripetutamente espresso la loro intenzione di ottenere il potere con mezzi costituzionali, recentemente, dopo la loro espulsione dal Governo, hanno cominciato a lasciar intendere che questo rispetto per i principi della democrazia occidentale potrebbe non protrarsi all’infinito e, in particolare, nel mio dispaccio n. 333 del 1° agosto sul recente Congresso, si sono sforzati a sviluppare il concetto di azione politica diretta da parte della Federazione Italiana dei Sindacati, dominata dai comunisti.

6. Nel frattempo, vi sono prove abbondanti che dimostrano che il Partito Comunista Italiano è impegnato in un tentativo determinato di infiltrarsi nell’apparato di polizia italiano.

Tali prove, e la misura in cui i loro sforzi hanno finora avuto successo, sono ampiamente riassunte nel memorandum allegato. Nonostante le notizie allarmistiche e le voci su questo argomento che si sono diffuse in tutta Italia, in particolare, ovviamente, tra gli italiani più benestanti, non ritengo che il processo di infiltrazione comunista nella polizia sia ancora progredito a tal punto da costituire una seria minaccia politica e da predisporre i comunisti italiani a tentare una presa di potere con la forza.

Io e i miei consulenti riteniamo che il principale risultato ottenuto finora dalla penetrazione comunista sia stato una notevole disorganizzazione dell’amministrazione centrale della polizia, tale da riuscire a destabilizzare e confondere parzialmente il controllo superiore delle forze di polizia nel caso in cui queste dovessero intervenire contro una rivolta politica su larga scala. Per quanto riguarda i vari rami  in cui sono suddivise le forze dell’ordine, (in un modo complicato e apparentemente molto confuso e illogico per la mentalità inglese), i dati suggeriscono che, mentre il cosiddetto ramo di Pubblica Sicurezza (che corrisponde più da vicino alla concezione inglese di polizia civile) è stato notevolmente infiltrato e indebolito dalle influenze comuniste, i famosi Carabinieri (che sono ancora la vera spina dorsale e la forza d’urto nel mantenimento dell’ordine pubblico e che sono di per sé più numerosi dell’insieme di tutte le forze di polizia del Regno Unito) sono rimasti finora relativamente indenni.

Un’interessante conferma di questa visione è il fatto, a noi noto tramite fonti segrete, che durante la crisi politica seguita allo scioglimento del governo di coalizione e alla formazione dell’attuale governo monopartitico guidato dal signor De Gasperi, quando circolavano voci di imminenti colpi di Stato da parte dei comunisti, i piani elaborati dalle autorità italiane per contrastare qualsiasi tentativo dei comunisti di prendere il potere prevedevano l’impiego esclusivo dei Carabinieri, supportati dall’Esercito regolare.

Polizia – Foto da portale Difesa.it

7. L’Ambasciata continuerà a seguire da vicino la questione della penetrazione comunista nelle forze di polizia, in quanto parte fondamentale del problema generale del comunismo in Italia. Il mio staff mantiene contatti in merito con l’Ambasciata degli Stati Uniti, che tuttavia finora sembra disporre di informazioni proprie sorprendentemente scarse. Molto dipenderà dalle prossime elezioni generali in Italia, (che per ragioni pratiche difficilmente potranno tenersi prima della prossima primavera), poiché dai risultati dipenderà probabilmente la decisione del Partito Comunista Italiano, e dei suoi padroni a Mosca, se perseverare nel tentativo di conquistare il potere attraverso le urne, con l’aiuto dei propri alleati, i socialisti di Nenni, oppure se puntare d’ora in poi alla disgregazione interna dell’Italia e alla presa forzata del potere nel classico stile comunista.

8. Spero di poter presentare a tempo debito anche una relazione sullo stato del morale e dell’orientamento politico nell’esercito italiano, nonché sulla misura in cui anch’esso sia oggetto di infiltrazione comunista. Mi limiterò a dire, al momento, che la relativa immunità del Ministero della Guerra italiano dalle influenze comuniste e il fatto che gli ufficiali dell’Esercito provengano ancora prevalentemente dalla vecchia classe ufficiale tendono a rendere l’Esercito molto meno esposto alla penetrazione comunista – di fatto le stesse considerazioni che hanno preservato dalla contaminazione i Carabinieri, amministrati e comandati da militari.

Inoltre, la politica militare italiana si preoccupa di dislocare le unità in zone d’Italia il più lontano possibile dalle loro residenze.

Le simpatie politiche dell’Esercito, come istituzione, nelle condizioni attuali tendono piuttosto verso una qualche forma di ‘autoritarismo’ di destra, poiché bisogna ammettere che sia l’Esercito stesso sia ampi settori dell’opinione pubblica italiana ritengono attualmente, se si dovesse fare una scelta, che un ritorno al fascismo sia di gran lunga preferibile a un esperimento comunista.

9. A conclusione, ritengo opportuno menzionare un ulteriore punto.

L’eccellente e in molti modi inestimabile rapporto sulle forze di polizia italiane redatto dall’ex Commissione Alleata, che nel memorandum allegato viene utilizzato come contesto di riferimento indispensabile per qualsiasi studio sulle forze di polizia italiane, raccomandava vivamente che le forze di polizia italiane fossero integrate in un’unica forza e che il loro equipaggiamento, relativamente pesante e di tipo militare, fosse ridotto al manganello del poliziotto britannico, integrato da pistole o da un numero molto limitato di armi da fuoco. Mi permetto di ritenere che tali raccomandazioni siano molto discutibili nell’attuale situazione politica italiana. Molti osservatori qualificati ritengono che, sebbene le forze di polizia italiane e i loro metodi abbiano indubbiamente urgente bisogno di riorganizzazione e riforma in molti dei modi suggeriti nel rapporto della Commissione Alleata, sarebbe un grave errore, nelle circostanze attuali, distruggere l’indipendenza e le tradizioni dei Carabinieri mediante la fusione in una forza civile più ampia o privare i Carabinieri della loro potenza di fuoco, che da sola consentirebbe loro di colpire il tipo di minaccia rappresentata dall’esercito privato comunista clandestino.

Ho l’onore di essere, Signor Presidente, con sincera stima e rispetto, il Suo più obbediente e umile servitore. La firma a seguire a penna illeggibile. Si tratta del baronetto Sir Noel Charles, ambasciatore britannico a Roma.

TOP SECRET

Di conseguenza, al presente memorandum è allegato un estratto della ‘Relazione sulle forze di polizia’ redatta dalla Divisione per la Pubblica Sicurezza dell’ex Commissione Alleata in Italia e trasmessa dall’ammiraglio Stone, Commissario Alleato, al Primo Ministro italiano come suo ultimo atto prima dello scioglimento ufficiale della Commissione lo scorso 31 gennaio.

(Una copia completa di tale rapporto è stata trasmessa al Ministero degli Esteri con il dispaccio n. 69 di sir Noel Charles dell’11 febbraio. Le seguenti osservazioni si riferiscono, per comodità, alle varie sottosezioni in cui il rapporto della Commissione Alleata descrive l’organizzazione della polizia italiana.

Il Ministero dell’Interno

Le informazioni di cui disponiamo indicano che la punta di diamante del tentativo comunista di assicurarsi il controllo effettivo, o almeno la simpatia, delle forze di polizia è costituito da un continuo sforzo di infiltrazione nel Ministero dell’Interno, che in Italia è il ministero responsabile del mantenimento dell’ordine pubblico e che controlla l’amministrazione della Polizia di Pubblica Sicurezza e le operazioni sia di questa forza che dei Carabinieri, secondo quanto descritto nella prima parte del rapporto della Commissione Alleata.

La penetrazione comunista nel Ministero dell’Interno è notevolmente facilitata dallo stato di confusione che regna in tutti i dipartimenti del Ministero sin dalla liberazione, e che è a sua volta un riflesso del disordine amministrativo generale e della confusione derivati tanto da una guerra disastrosa seguita a vent’anni di regime fascista, quanto dalle debolezze del carattere italiano e dall’immaturità dello Stato italiano nel suo essere essenziale, già evidenti prima che il fascismo salisse al potere.

È noto che i comunisti si sono adoperati per infiltrare il maggior numero possibile di membri del partito nel Ministero dell’Interno e, grazie al loro aiuto, per assicurarsi la nomina del più alto numero possibile di comunisti o simpatizzanti comunisti ai posti chiave nell’organizzazione della pubblica sicurezza in tutto il Paese.

Sebbene sia impossibile fornire prove dettagliate, è noto che i comunisti hanno avuto, in una certa misura, successo in questo sforzo. Più importante del successo nell’effettiva infiltrazione di membri del partito nel ministero e nelle nomine di polizia in generale, è stato il loro successo nell’ottenere il sostegno dei funzionari di quel ministero, sia con autentica persuasione sia con minacce, ad esempio la consueta minaccia di avviare procedimenti di ‘epurazione’ a causa delle attività svolte da un funzionario durante il regime fascista.

A titolo di esempio di queste tattiche, esistono prove attendibili che Ferrari, il capo della Polizia d’Italia e figura di prim’ordine che non è certamente comunista per convinzione, abbia raggiunto un accordo con i comunisti. Gli attacchi violenti che i comunisti erano soliti sferrare contro Ferrari cessarono improvvisamente a metà aprile, e divenne evidente un cambiamento nel modo in cui Ferrari esercitava le sue funzioni: diversi funzionari di polizia che avevano voluto adottare misure energiche contro i reati commessi dai comunisti furono rimossi dai loro incarichi, mentre ad altri alti funzionari di polizia, noti per le loro simpatie comuniste, è stato permesso di agire senza alcun controllo.

4. Tuttavia, gli osservatori competenti non ritengono che il Partito Comunista abbia in alcun modo assicurato il controllo del Ministero dell’Interno.

La situazione può essere sintetizzata al meglio, sulla base delle informazioni a nostra disposizione, nel senso che il partito comunista ha acquisito potere sufficiente per riuscire a disorganizzare l’amministrazione dei dipartimenti di polizia e a destabilizzare gravemente e confondere il controllo superiore delle forze di polizia nel caso in cui queste dovessero intervenire contro una rivolta politica su larga scala.

Pantere della Polizia – Foto da portale Difesa.it

Direzione della Pubblica Sicurezza

5. Come indicato nella relazione della Commissione Alleata, questa forza, amministrata e controllata dal Ministero dell’Interno, è incaricata di svolgere i compiti ordinari di individuazione e prevenzione dei reati; varie innovazioni introdotte dopo la guerra hanno tuttavia conferito a questa Direzione anche il carattere di una forza d’intervento contro i disordini interni e, agli occhi di un osservatore esterno, l’hanno resa in qualche modo una rivale dei Carabinieri.

L’istituzione, all’interno del Reparto di Pubblica Sicurezza, di una ‘Squadra volante’ (Reparto Celere) dovrebbe rappresentare uno sviluppo utile, sebbene i metodi impiegati (che consistono in gruppi di poliziotti in divisa pesantemente armati che sfrecciano ad alta velocità per le strade a bordo di jeep) siano molto diversi da quelli associati alla Squadra volante nel nostro Paese. Ma un’innovazione più discutibile è stata la formazione, descritta nel rapporto della Commissione alleata, di grandi gruppi mobili dotati di un arsenale pesante, comprese le auto blindate.

A seguire ci sono relazioni dettagliate della Commissione alleata su come è organizzato il ministero dell’Interno, la Sicurezza Pubblica, le Forze di Polizia e i Carabinieri. Viene analizzato anche il morale. Questo aspetto è stato sempre attenzionato dagli inglesi anche durante la guerra, massima attenzione al morale delle truppe. Scrivono:

…Vi sono prove che il morale del Reparto di Pubblica Sicurezza non sia dei migliori e che esso sia stato infiltrato in misura considerevole dai comunisti, un processo che è stato senza dubbio notevolmente facilitato dal fatto che questa forza è amministrata dal Ministero dell’Interno. Si dice che la ‘Squadra Volante’ (Reparto Celere) di Roma sia piena di comunisti, il che potrebbe spiegare l’arroganza e la scortesia che spesso si riscontrano in quel particolare corpo. È noto che in alcune parti del Paese, ad esempio a Genova, i partigiani comunisti sono stati introdotti nelle Forze di Pubblica Sicurezza da alti ufficiali di simpatie comuniste.

Inoltre, qualche tempo fa abbiamo appreso da una fonte italiana attendibile che diverse centinaia di reclute della Scuola di Addestramento delle Forze di Pubblica Sicurezza di Nettuno si sono recate in massa alla sede locale del Partito Comunista per dichiarare la propria fedeltà.

A Palermo, secondo quanto riportato dalla stampa, i membri delle Forze di Pubblica Sicurezza hanno aderito in massa alla federazione sindacale controllata dai comunisti. A Firenze è stato riferito che alcune cellule comuniste all’interno delle Forze di polizia erano attivamente impegnate in attività di propaganda e ‘agitazione’ nella loro zona.

7. È inoltre giunta notizia che una sezione speciale costituita dal Partito Comunista Italiano per promuovere il reclutamento di membri del partito tra gli agenti di polizia ha ottenuto risultati particolarmente positivi per quanto riguarda le Forze di Pubblica Sicurezza.

Sebbene sia impossibile generalizzare riguardo all’intero Paese, è probabilmente corretto affermare che il Corpo di Pubblica Sicurezza tende ad assumere il proprio orientamento politico dagli elementi politici dominanti nella specifica zona in cui presta servizio.

La base del Corpo di Pubblica Sicurezza presta normalmente servizio nella zona in cui è stata reclutata (a differenza dei Carabinieri).

Poiché la stragrande maggioranza di questo corpo è di stanza nelle città più grandi, nelle quali, se non sono effettivamente sotto un’amministrazione comunale controllata dai comunisti, questi ultimi sono sempre influenti e di solito godono di una maggioranza (insieme ai socialisti di Nenni) in consiglio comunale, ciò è destinato ad avere un’influenza molto forte sulle simpatie politiche del corpo e a renderlo un elemento molto incerto nel caso di un tentativo comunista di prendere il potere.

Si sono già verificati episodi che avvalorano questa convinzione, ad esempio la debolezza delle alte autorità di polizia quando, alcuni mesi fa, hanno permesso a una folla di ispirazione comunista di assediare il prefetto di Torino nel suo ufficio, e l’incapacità della polizia di intraprendere alcuna azione per rintracciare gli assassini del direttore di un giornale di destra a Milano che stava ‘smascherando’ la vicenda del cosiddetto tesoro di Dongo (denaro e oggetti di valore che Mussolini aveva con sé durante il suo tentativo fallito di fuggire dal Paese nell’aprile 1945 e che, secondo quanto riferito, sarebbero stati dirottati nelle casse del partito comunista).

Segue nuova relazione sui Carabinieri che sono invece descritti in maniera molto positiva e la Guardia di Finanza collocata soprattutto nei territori di confine e non interessanti per lo studio in questione. Nonostante ciò, alcuni di loro dislocati a Roma potrebbero essere coinvolti. Uno studio anche sulla Guardia forestale, ma di minor interesse e sulla polizia municipale – di questi ultimi non riescono a contare il numero delle unità.

Carabinieri

Tutte le prove disponibili indicano che questa forza si trova in condizioni decisamente migliori rispetto alla sua rivale, la Polizia di Pubblica Sicurezza. Ciò è senza dubbio attribuibile in parte, come già accennato, al fatto che è amministrata dal Ministero della Difesa; in parte alle sue antiche e onorevoli tradizioni di corpo d’élite; e in parte al fatto che i suoi ufficiali sono selezionati tra i quadri dell’esercito regolare e sono di livello molto più elevato rispetto agli ufficiali delle altre forze di polizia. Un altro aspetto importante da considerare è che i Carabinieri sono gestiti come una forza nazionale: gli ufficiali e gli uomini vengono trasferiti da una parte all’altra d’Italia e di solito prestano servizio lontano dai propri distretti di origine. Si ritiene che la grande maggioranza dei Carabinieri sia fedele ai propri ufficiali e, laddove sono stati impiegati di fronte ai disordini di sinistra, non hanno esitato a fare il proprio dovere.

Certamente i Carabinieri danno nel complesso una buona impressione, ovunque li si incontri in tutta Italia. La loro disciplina, il portamento, l’uniforme e i modi sono visibilmente molto superiori a quelli della maggior parte delle altre forze di polizia.

La superiorità dei Carabinieri è pienamente riconosciuta dai comunisti, che si sono particolarmente adoperati per infiltrarsi nel Corpo.

Naturalmente hanno ottenuto qualche successo, ma molto minore rispetto a quanto avvenuto in altri rami delle forze di polizia e non vi sono prove che suggeriscano che siano riusciti in alcun modo a minare il Corpo nel suo complesso.

È interessante notare che durante l’ultima crisi di governo, quando circolavano voci di imminenti colpi di Stato da parte dei comunisti, i piani elaborati dalle autorità italiane per contrastare qualsiasi tentativo dei comunisti di prendere il potere prevedevano l’impiego esclusivo dei Carabinieri e dell’Esercito regolare.

Guardia di Finanza

Sebbene numerose in termini assoluti, queste forze sono sparse lungo le frontiere e in tutto il Paese e rivestono scarsa importanza ai fini del presente studio. Tuttavia, a quanto pare non sfuggono all’attenzione del Partito Comunista e, secondo quanto riportato, nella sola Roma diverse centinaia di membri di questo corpo avevano dichiarato la propria fedeltà al Partito Comunista nella primavera di quest’anno. Recentemente la stampa ha dato ampio risalto alla distrazione delle scorte di grano raccolte dal governo a favore dei membri del Partito Comunista e la compiacenza della Guardia di Finanza sarebbe utile in questo, così come nel traffico clandestino di armi.

Guardie Forestali

10. Le Guardie Forestali hanno scarsa importanza e, in ogni caso, difficilmente potrebbero suscitare l’interesse del Partito Comunista. Invece, la Polizia Ferroviaria, sebbene contasse solo circa 8.000 effettivi, fu al centro di uno scandalo subito dopo la liberazione, quando il corpo fu reclutato ex novo tra i cosiddetti ‘partigiani’, che in questo caso, come in altri, erano di fatto quasi esclusivamente militanti comunisti, come descritto nell’estratto allegato del Rapporto della Commissione Alleata sulla Polizia, e dai quali un certo numero di questi uomini dovette essere congedato per reati di diritto comune. Per quanto è dato sapere, questa forza ha migliorato la propria disciplina, ma deve comunque essere considerata una sorta di roccaforte comunista.

11. Guardie municipali

Queste forze di polizia locali sono certamente numerose, sebbene nemmeno la Divisione per la Pubblica Sicurezza della Commissione Alleata sia riuscita a stimarne il numero complessivo. Si va da minuscoli corpi locali, poco più che un guardiano notturno, alla grande e altamente organizzata Polizia Municipale delle grandi città. Questo ramo delle forze di polizia, essendo puramente locale sia nel reclutamento che nell’impiego, riflette naturalmente da vicino l’orientamento maggioritario della politica locale. Pertanto, nelle zone in cui predominano i comunisti, la Polizia Municipale è praticamente un feudo comunista e si schiererebbe certamente a fianco di qualsiasi tentativo comunista di prendere il potere. Per citare il caso di Milano, si riferisce che la Polizia Municipale (il Corpo dei Vigili Urbani) abbia una maggioranza di membri effettivamente iscritti al Partito Comunista e che il suo capo, Bozzi, sia uno tra i principali propagandisti comunisti della città. Una situazione analoga si riscontra a Genova e quasi certamente anche nelle altre città più importanti, come Torino e Firenze, dove il Comune è controllato dai comunisti.

Gran parte di questa Polizia Municipale, così come della Polizia Ferroviaria, è stata reclutata subito dopo la liberazione dalle file dei ‘partigiani’ che, avvolti dal fascino patriottico della resistenza ai tedeschi, si sono dimostrati, in questo e in molti altri modi, un veicolo inestimabile per la penetrazione comunista nei servizi pubblici italiani.

In una pagina viene riportato uno schema con le unità delle varie forze dell’ordine.

‘L’Italia è controllata – scrivono – da tre forze maggiori ed altre minori:

Le forze maggiori     Forza, approssimativa

Pubblica Sicurezza    47.000

Carabinieri              64.000

Guardia di Finanza 30.000

Le forze secondarie:

Corpo forestale         5.000

Polizia ferroviaria      8.000

Polizia municipale      dato sconosciuto

Seguono descrizioni dettagliate sull’organizzazione ed organigramma di ogni corpo.

Un dispaccio successivo sembra voler rassicurare il Foreign Office.

TOP SECRET

In seguito al documento ‘Top Secret 383’ di Sir Noel Charles del 1° settembre, in cui si tentava di valutare la portata della penetrazione comunista nell’apparato di polizia italiano, ho l’onore di riferire che recentemente ho potuto intrattenermi a lungo con il Ministro dell’Interno italiano in occasione di una piccola cena, alla quale era presente anche il signor Tupini, Ministro dei Lavori Pubblici dell’attuale Governo.

Il signor Mario Scelba, un siciliano di bassa statura e vivace, si è dimostrato estremamente cordiale e disponibile a rispondere a qualsiasi domanda.

Dopo il signor De Gasperi, ricopre sicuramente la carica più responsabile, difficile ed estenuante nell’attuale governo democristiano. Eppure non ha mostrato alcun segno di tensione o di sconforto e ha continuato a conversare allegramente, con il suo tipico stile siciliano, fino a tarda notte. Ha spiegato di avere il temperamento ideale per un politico, poiché non si lasciava turbare minimamente dalla guerra di nervi e dalla campagna di diffamazione personale che i comunisti e i socialisti di Nenni stanno conducendo contro di lui, ma che non gli hanno mai impedito di dormire sonni tranquilli. Il signor Scelba ha affermato – e a nostro avviso qui all’Ambasciata a ragione – che l’ordine pubblico in Italia era notevolmente migliorato nell’ultimo anno. Ha sostenuto che le classi lavoratrici italiane si stavano stancando delle incessanti agitazioni e degli scioperi organizzati dai comunisti e che vi erano prove che la situazione stesse volgendo a favore dei partiti della legge e sebbene, come già riferito in un altro documento, il leader comunista Togliatti e i suoi seguaci, da quando era stata redatta la nota di Sir Noel Charles di cui si fa riferimento, avessero iniziato a lanciare minacce aperte di azioni rivoluzionarie contro il governo De Gasperi, il signor Scelba si rifiutò di prendere sul serio tali minacce, sostenendo che la stragrande maggioranza del popolo italiano non fosse disposta ad accettare una soluzione politica imposta con la forza o uno sciopero rivoluzionario.

Tuttavia, ha convenuto che l’estrema sinistra avrebbe continuato (come sta infatti facendo) la propria campagna di scioperi frammentari e di agitazioni sociali (compresi i tentativi di occupare con la forza terreni di proprietà privata) nell’ambito della propria campagna per il rovesciamento del governo democristiano e per il proprio ritorno al potere. Egli affermò che tutto dipendeva dalla capacità del governo italiano di mantenere l’attuale razione minima di pane, essenziale per la sopravvivenza del 60 per cento della popolazione (ho riferito nel mio telegramma n. 1853 che, secondo l’ambasciatore degli Stati Uniti, ciò costituirà un problema di estrema difficoltà). Se la razione di pane potesse essere mantenuta, il signor Scelba era fiducioso che l’attuale governo potesse resistere fino al raccolto della prossima estate, quando, secondo la legge dei grandi numeri, ci si potrebbe aspettare un raccolto ragionevolmente buono e la situazione interna sarebbe più stabile da qualsiasi punto di vista.

Ernest Bevin, Foreign Office

Per quanto riguarda la questione specifica della penetrazione comunista nelle forze di polizia italiane, il signor Scelba ha confermato le conclusioni formulate al paragrafo 6 del dispaccio di Sir Noel Charles di cui sopra. Egli ha affermato che l’inaffidabilità del Dipartimento di Pubblica Sicurezza era dovuta a un’eccessiva ‘epurazione’ nei primi giorni successivi alla liberazione dell’Italia, seguita dal riempimento dei vuoti lasciati da un gran numero di cosiddetti partigiani, che erano in quasi tutti i casi comunisti attivi. Ha sostenuto che questa diffusa ‘epurazione’ nelle forze di polizia fosse, sia ingiusta che imprudente.

Gli agenti di polizia e gli uomini che avevano semplicemente fatto il loro dovere rimanendo ai propri posti e cercando di mantenere l’ordine pubblico e di proteggere la popolazione civile dai tedeschi e dai repubblicani fascisti erano stati espulsi sommariamente con l’accusa di essere ‘fascisti’.

Coloro che avevano perso il coraggio e si erano nascosti o erano fuggiti per unirsi ai partigiani sulle colline erano stati trionfalmente reintegrati nei loro incarichi e, insieme a loro, era arrivata una folla eterogenea di partigiani. Ciò era responsabile dell’inaffidabilità e delle simpatie filocomuniste della ‘Pubblica Sicurezza’ nella maggior parte delle grandi città italiane e in molti dei Comuni rurali che erano politicamente dominati dal Partito Comunista.

Polizia – Foto da portale Difesa.it

Tuttavia, il signor Scelba affermò che stava facendo il possibile per rimuovere questi elementi inaffidabili e aveva escogitato l’ingegnoso stratagemma di richiedere agli ex poliziotti partigiani di seguire un rigoroso corso di addestramento di polizia, che per molti di loro si rivelava troppo impegnativo e stava portando a un tasso di dimissioni del 50 per cento.

4 Il signor Scelba affermò che anche i Carabinieri avevano subito lo stesso processo di epurazione, il che era particolarmente ingiusto nel loro caso poiché, salvo rare eccezioni, avevano adempiuto nobilmente al proprio dovere rimanendo ai propri posti durante l’occupazione tedesca e cercando di proteggere la popolazione civile.

Tuttavia, i Carabinieri avevano il grande vantaggio di non aver mai subito infiltrazioni da parte dei partigiani. I Carabinieri erano una forza assolutamente affidabile, ma purtroppo non erano in numero sufficiente e, per costituire una forza d’intervento di riserva di 2.000 Carabinieri a Roma in vista delle manifestazioni comuniste del 20 settembre, fu necessario prelevare reclute inesperte dai campi di addestramento.

5 Con riferimento al paragrafo 8 del dispaccio di Sir Noel Charles del 1° settembre, il signor Scelba espresse l’opinione che non ci si potesse affatto affidare completamente all’Esercito italiano nel caso di gravi disordini interni fomentati dai comunisti. Una percentuale molto elevata delle reclute provenienti dal nord d’Italia e dalla roccaforte comunista dell’Emilia era infettata dal comunismo e aveva causato non pochi problemi diffondendo le proprie idee comuniste tra la popolazione del sud d’Italia, dove erano acquartierate. Tuttavia, ammise che i reggimenti d’élite dell’Esercito italiano costituivano ancora una forza rispettabile su cui poter contare. (L’addetto militare ha osservato che le sue conversazioni con alti ufficiali dell’Esercito italiano gli hanno dato l’impressione che essi siano fin troppo compiacenti riguardo al rischio di infiltrazione comunista nell’Esercito. Il colonnello Macnab intende, al suo ritorno dal corso annuale per addetti militari in Inghilterra, redigere il rapporto su questa questione anticipato nel precedente dispaccio).

JG Ward

A seguire una relazione da Firenze sulla situazione locale. Scrivono che la polizia è completamente consapevole dei pericoli del comunismo, particolarmente in Toscana. Misure sono state prese però per eliminare il comunismo nelle forze di polizia e circa 182 uomini riconosciuti come comunisti nello scorso anno sono stati rimossi con un pretesto o un altro dagli uffici della Pubblica Sicurezza. Altri sono sotto osservazione e verranno allontanati appena si presenta l’occasione.

I comunisti stanno perdendo terreno sia per i membri che per l’influenza e per questo quelli dietro al movimento stanno cercando di riconquistare la presa. Molti componenti del partito non hanno idea di cosa significhi il comunismo e sono stati costretti ad aderire al partito con pressioni economiche – come accadde con quei membri col fascismo prima della guerra. (Documento con il comportamento dei contadini in Toscana).

Un imprenditore molto benestante aveva aderito al comunismo spiegando alla polizia che ciò era avvenuto per facilitare le operazioni del suo lavoro visto che aveva avuto dei problemi. Poi alla fine aveva dichiarato di non averci guadagnato niente e che le difficoltà erano continuate.

Comunque, la linea guida impartita alla Polizia toscana dal ministero dell’Interno è stata quella di concentrarsi su questo aspetto della situazione politica e i funzionari locali ritengono di avere la questione ben sotto controllo.

Per quanto riguarda la forza di Polizia stessa, agli agenti viene ricordato con enfasi che non devono avere alcuna inclinazione politica.

Per concludere, mai ebbe luogo un colpo di Stato comunista con l’aiuto delle forze di Polizia come temuto. Si ricordi inoltre la professionalità e la fedeltà della Polizia di Stato alle istituzioni di oggi.

Con il file agli Archivi britannici
Informazioni su Nicoletta 188 articoli
Nicoletta Maggi è interprete simultanea e giornalista. Risiede nelle Marche, ma lavora da molti anni a Roma come addetto stampa. Ha lavorato in Inghilterra e in Germania.