Gli inglesi, alla fine del conflitto, hanno voluto dimostrare di essere un popolo riconoscente, elargendo encomi e premi a chi li aveva aiutati. Molti contadini e donne qualunque italiani non cercavano compensi dagli Alleati. Si sono comportati con umiltà, come fu osservato in un report:’ Gli italiani che hanno rischiato la vita per aiutare i prigionieri alleati e che oggi si sono trovati in povertà, raramente hanno chiesto danaro. Il massimo che hanno fatto è stato chiedere un lavoro. In ciò, sono un simbolo dell’Italia vera’.
I file sono nove e sono stati declassificati recentemente. Su ognuno di loro una data, il 2031, ovvero dovevano essere Top Secret fino ad allora, ma è barrata con una croce a penna, l’anno previsto per la desecretazione è stato così annullato. Il governo britannico, a sorpresa, ha preso la decisione di renderli pubblici con diversi anni di anticipo.
Leggendo i file si capisce da subito che quasi tutti sono collegati alla storia d’Italia della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di personaggi coinvolti con il SIS/MI6 e con il SOE, l’intelligence di Sua Maestà creata dal Premier Winston Churchill nel 1940. Quasi tutti operativi nell’ambito delle azioni di spionaggio britannico Top Secret sul territorio italiano. Da qui l’esigenza di renderli secretati fino al 2031. Ora però la svolta ‘trasparentista’ voluta dal governo britannico. Un plauso.
Il primo nominativo che attrae l’attenzione è quello dell’inglese W. John Sullivan. Perché è coinvolto con l’Italia? Un rapido controllo nell’enciclopedia diplomatica britannica British Diplomats Directory: Part 2 of 4 by FCDO Historians e si legge che Sullivan, Sir William J. (1895-1971), è stato consulente commerciale in Svizzera dal 1941 al 1945, consigliere politico a Trieste 1945-1950, ministro in Romania, 1951-1954 e ambasciatore in Messico, 1954-1956. Da queste informazioni non si evince alcun collegamento con lo spionaggio britannico della Seconda Guerra Mondiale. Il campanello d’allarme suona quando si legge che, negli anni del conflitto, si trovava in Svizzera. Proprio in Svizzera si svolgevano le attività di intelligence britannica e americana per l’Italia. Come scritto in un mio articolo precedente, l’imprenditore di Ivrea Adriano Olivetti che collaborava con i servizi inglesi, si recava sempre in Svizzera, con la scusa del lavoro, per prendere contatti con l’intelligence di Sua Maestà e cercare di ordire un golpe contro Mussolini:
In base poi al libro di Nicoletta Maggi e Bernard O’Connor, Operazione Etna: l’infiltrazione britannica di agenti sovietici in Italia, 2023, lulu.com (edizione inglese e poi italiana), molti degli italiani coinvolti come agenti segreti sovietici per conto di Stalin, in accordo con Churchill da infiltrare in Italia, erano nativi proprio in Svizzera da genitori italiani e parlavano tutti italiano alla perfezione. Questo perché le loro famiglie si erano trasferite nel Canton Ticino per sfuggire alle persecuzioni politiche. Tra questi, Giuseppe Marabini, originario di Imola, suo nonno era tra i migliori amici di Togliatti.
La prova schiacciante arriva proprio dal file declassificato dal governo britannico su Sullivan HS9/1427/4. SPECIAL/OPERATIONAL. 28/11/40 – 17/12/40.
Si legge:
28.12.40 – Da J.H., in cui si afferma che potrebbero voler inserire 926, nella Sezione J nel prossimo futuro, ma che non è tuttavia prevista alcuna azione immediata. (926 codice per Sullivan, n.d.a.).
4.6.41 Da JA. a D/T.1. in cui si riporta che 926 è uno dei sub-agenti impiegati da J.Q. (Assistente Consigliere Commerciale presso l’Ambasciata).
23.7.41 Il simbolo assegnato a 926 è JOHN (il suo nome) o J.Q.100.
Piccola spiegazione per chi non è avvezzo ai file TOP SECRET britannici.
Per Sezione J si intende la sigla fornita all’Italia e alla Svizzera dai servizi segreti britannici del SOE. 926 è il nome in codice dato a Sullivan.
Sullivan si sarebbe dovuto occupare dell’Italia, ma senza agire immediatamente.
Si legge in seguito che Sullivan è segnalato da Maccaffery per andare a Berna il 1/4/41. Maccaffery, un nome importante nel SOE. John “Jock” McCaffery era il capo della sezione Italia dei servizi segreti britannici dalla Svizzera, in carica dalla stazione di Lugano.
In dettaglio la qualifica: McCaffery, John, (dal 1940-1945), Head of SOE Italian Section, Switzerland.
Sullivan arriva a Berna il 12.5.41 per occuparsi in seguito di affari francesi dal 18.5.41.
Poi una scheda con i suoi contatti, anche quelli con la Romania in Svizzera e la configurazione delle comunicazioni.
A seguire una pagina dell’MI5, i servizi segreti inglesi per le questioni interne. È la scheda con le informazioni prese su di lui dall’intelligence il 28.11.1940.
L’MI5 delibera il 17.12.1940 che il soggetto, ovvero Sullivan, non ha ‘registrato niente in contrario’ in base ai controlli fatti su di lui, ovvero: NOTHING RECORDED AGAINST.
I servizi di Sua Maestà erano altamente scrupolosi nei controlli sulle persone ingaggiate.
Sir Sullivan era regolarmente operativo con il SOE.
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Passiamo ora ad un altro file declassificato, quello di Enrico Marchesano, sigla HS9/987/7. In alto campeggia la scritta: particolari dell’agente. Quindi non era un semplice collaboratore dell’intelligence britannica ma un agente operativo vero e proprio. Il suo indirizzo riportato è: Piazza Santa Maria Beltrade, Milano. È stato reclutato nel marzo del 1945 e fin qui nessuna notizia eclatante. Successivamente balza agli occhi chi era il reclutatore, ovvero il tenente colonnello Max Salvadori, marchigiano, responsabile del SOE in Italia nella scelta del personale italiano. Grazie ad un’azione di Max Salvadori con una squadra del SOE, venne impedito il sequestro di Benedetto Croce da parte dei tedeschi. Vedi articolo:
La fine del reclutamento di Enrico Marchesano è nell’aprile 1945. Encomio raccomandato: inscribed silver salver, letteralmente inciso su vassoio d’argento, ovvero lettera di encomio. La data della Decorazione il 18 settembre del 1945.
I britannici hanno sempre tenuto a far sapere di essere un popolo riconoscente. Alla fine della guerra furono istituite commissioni per analizzare chi davvero li avesse aiutati e chi traditi. Furono vagliati elenchi ed elenchi di nominativi. Nessuna pietà per i traditori, ma ampia riconoscenza per chi li aveva aiutati. Persino le persone più umili. La storica britannica Helen Fry ha raccontato nei suoi testi di come gli inglesi avessero contattato proprio degli umili contadini italiani offrendogli soldi per la loro assistenza e supporto. Questi, con grande dignità, rifiutarono i soldi. Chiesero invece delle borse di studio per i propri figli. Volevano dar loro un futuro migliore attraverso lo studio.
Dato rilevante nella scheda di Enrico Martesano é che aveva superato l’autorizzazione di sicurezza. La data di nascita è assente, come pure la retribuzione. Nella voce sulla professione viene annotato: responsabile assicurazione. Nessuna inclinazione politica. Martesano era una persona solida ed affidabile.
Nello storico del suo file, si può leggere che nel marzo del 1945 ha iniziato il servizio fornendo un alloggio sicuro proprio al tenente colonnello Max Salvadori del SOE e alla Cariton Mission a Milano nel marzo e aprile del 1945.
Viene descritto come: benestante, uno dei capi di un’importante compagnia assicurativa in Italia. Fu presentato con encomio (piatto d’argento inciso…n.d.a.), sposato ma non si è a conoscenza del nome della moglie. L’informazione su chi lo pagasse: non disponibile. Vorrebbe continuare con il suo lavoro dopo la guerra. Potrebbe essere di interesse per le attività economiche della Gran Bretagna. Si aggiunge una lettera di ringraziamento al signor e alla signora Marchesano con l’aggiunta di un souvenir per la signora. Questo il 2 giugno del 1945, firmato: Max Salvadori, Ten. Col. Per la liquidazione, firmato: H. Vincent, Ten. Col.
Si percepisce che ha ricevuto solo quello come ricompensa. Marchesano dichiara di aver intrapreso la missione per patriottismo. Alla fine del file, il consiglio di donargli una lettera di ringraziamento e non un’altra, invece, per raccomandarlo a collaborare con il governo britannico alla fine della guerra.
Avendo ospitato Max Salvadori e l’intera Missione Cariton, rischiando la propria vita, ha contribuito alla liberazione dell’Italia. Il file si conclude così.
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Si passa di seguito al file di Secara Dimitrie, HS8/1336/1. Probabilmente nel nome un refuso, dovrebbe essere Dimitri. Nel file desecretato su di lui, una dichiarazione:
‘Confermo di aver ricevuto dal GOVERNO DI SUA MAESTÀ BRITANNICA la somma di 500.000 (qui non si capisce bene la valuta, dovrebbero essere 500 Lire), che accetto a titolo di liquidazione completa e definitiva di tutte le richieste di risarcimento, dirette e indirette, che io, o qualsiasi membro della mia famiglia o persona a mio carico, potremmo avanzare nei confronti del GOVERNO DI SUA MAESTÀ BRITANNICA, dei suoi funzionari, dipendenti e agenti.
2. Dichiaro inoltre di non essere a conoscenza dell’esistenza di altre persone – oltre a quelle già indicate – che potrebbero avanzare richieste di risarcimento simili.
La sua firma e la data dell’8 marzo 1945.
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File declassificato su Guido Vanzetti, CL/J/435. Anche questo doveva essere aperto nel 2031. Nella sigla sul file la J della sezione del SOE in Italia.
Guido Vanzetti é nato a Milano e residente in Viale Piave 11. Si apprende che faceva parte del gruppo di Edgardo Sogno, Organizzazione Franchi e che il suo arruolamento con i britannici termina il 31 maggio del 1945. Ha ricevuto una lettera di encomio ed il Certificato del Patriota il 4 settembre del 1945. Non ricevette alcuna liquidazione finanziaria. Come professione: produttore nelle Acciaierie Vanzetti, Via Nervesa, 1. Un rapido controllo sul sito https://scripofilia.it/it/metallurgia-e-affini/2720-1949-fonderie-acciaierie-milanesi-vanzetti-5-obb-milano.html e si apprende che le Fonderie Acciaierie Milanesi Vanzetti, fondate a Milano nel 1895, sono state una storica azienda metallurgica italiana con sede nel capoluogo lombardo. Nota per la sua produzione d’acciaio, l’azienda ha pubblicato un volume celebrativo per il suo quarantennale nel 1929 e ha partecipato a esposizioni internazionali. Oggi la società è registrata come Acciaierie Crucible Vanzetti S.p.A. in liquidazione, vedi: https://scripomuseum.com/fonderie-acciaierie-milanesi-vanzetti/
Si legge nel file britannico:
Entrato in servizio il 1° agosto 1944. Ha partecipato attivamente alle attività dell’Organizzazione a Milano, mettendo a disposizione la propria abitazione e la propria fabbrica e prendendo parte in prima persona alle operazioni per la fuga dei prigionieri. Ha dato rifugio al maggiore Churchill. È stato un’influenza stabilizzante e il ‘direttore generale’ di una banda giovane e irresponsabile. La sua esperienza e i suoi consigli furono di inestimabile valore durante l’occupazione e ci sono stati di grande aiuto sin dalla liberazione. Lettera di encomio consegnata a SOGNO il 4 settembre 1944.
In base al certificato rilasciatogli è stato uno dei membri più importanti dell’organizzazione Franchi.
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Il nuovo nominativo desecretato riguarda una donna, sempre italiana, file HS9/1523/8. Nel nome riportato parrebbe esserci un refuso dell’agente britannico che ha trascritto le sue generalità: Marguerita, che dovrebbe essere invece Margherita, scambiando un’acca con una u. VEGLIA, Marguerita Roggia è riportato sul file.
Tra i particolari annotati di quest’agente donna: italiana, cognome VEGLIA e nome Marguerita Roggia. Residenza: Hotel Moderno, Fossano. Un rapido controllo su google e attualmente si trova solo un Hotel Moderno a Largo Mistral, 7 a Demonte Italia in provincia di Cuneo. A Fossano invece, o non esiste più o ha cambiato nome. Sarà stato a Demonte invece che a Fossano? Nel file britannico c’è scritto senza dubbi a Fossano.
Arruolata nel febbraio del 1945. Da chi? Dal solito tenente colonnello marchigiano Max Salvadori, responsabile alla selezione di personaggi adatti da utilizzare come agenti segreti per Winston Churchill.
Finisce il suo mandato un mese dopo, nel marzo del 1945, ma riceve una lettera di encomio il 14 settembre del 1945. Naturalmente era stata controllata e trovata idonea per la sicurezza, gli inglesi scrivono ‘clear’ nel file, pulita.
Era la proprietaria dell’Hotel Moderno e volle arruolarsi per patriottismo. La descrizione della sua attività riporta:
Ha iniziato l’attività nel febbraio del 1945. Ha offerto ospitalità e un rifugio sicuro al tenente colonnello Salvadori in un’occasione e al tenente colonnello Stevens in un’altra.
Proprietaria di un albergo a Fossano (provincia di Cuneo).
Presso l’albergo, a fine febbraio del ’45, Margherita Roggia Veglia ha offerto ospitalità al tenente colonnello M.W. Salvadori, capo della Missione Chariton, e alla sua guida, il dottor Sergio Re, mentre erano in viaggio verso Torino.
Conosceva l’identità degli ospiti e ha accettato volentieri la responsabilità.
A marzo il tenente colonnello Stevens vi ha trascorso una notte.
È stata insignita con una lettera di encomio. Vedova.
Si apprende poi che le è stata donata una lettera di ringraziamento ed un souvenir. Viene precisato che non ha ricevuto compensi.
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Il nuovo file riguarda un uomo con un nome apparentemente straniero: YANNI, Maurice, alias ZAFARA. Risiede al CAIRO, 7 Sharia Sahel, el Ghelal. La sua nazionalità è invece italiana. Scrivono: ebreo italiano. File: HS9/1629/2.
La sua scheda ufficiale è più dettagliata rispetto a quella degli altri. Innanzitutto è provvista di foto identificativa. Un volto non particolarmente bello che abbozza un mezzo sorriso davanti al flash. Indossa una giacca e una camicia chiare, stessi toni per la cravatta con delle righe regimental. Fra le generalità: occhi e capelli marroni e altezza 1 metro e 71 cm. Come contatto fornisce quello del fratello Victor ed il suo indirizzo.
Tipo di lavoro svolto: assistenza. Apertamente o di nascosto: in maniera palese. La frase appare sibillina, ma la spiegazione non tarda ad arrivare nella riga successiva. È un Italian POW, ovvero un prigioniero di guerra italiano impiegato al Corriere d’Italia. Non è specificato se come giornalista.
Arruolato nel giugno del 1940 da G.S.I. (K). G.S.I. sta per General Staff Intelligence, nda.
Termina il suo impiego nell’ottobre del 1942 e, come motivazione del suo lavoro, c’è il sentimento pro britannico. La valutazione della sua lealtà è ritenuta buona. Ma tra i giudizi sulla sua sicurezza svetta la scritta: Non molto sicuro. Il giudizio su di lui è molto esplicito:
“È un fedelissimo sostenitore della causa britannica”
“YANNI si è dimostrato estremamente indiscreto in passato, rivelando i nomi dei nostri agenti, il loro addestramento e le loro probabili missioni. Non credo che quell’uomo sia un mascalzone, ma è sicuramente un gran sciocco”.
Sommario delle attività (compresa l’indicazione se l’agente fosse noto per aver lavorato per altre organizzazioni segrete, ad esempio il SIS, MI9, OSS):
Sembra che si sia occupato di contattare prigionieri di guerra italiani idonei a collaborare con la Forza. Successivamente è stato responsabile del benessere, etc. di quelli impiegati al Corriere d’Italia a Gerusalemme.
Viene poi spiegato che la moglie e la figlia vengono fatte rientrare al Cairo. Probabilmente lui le anticiperà in un camion o in auto. Forse in treno. Recita un dispaccio del 24 novembre del 1942, evacuati senza documenti. In una missiva del 19 novembre del 1942, si leggono le disposizioni britanniche nei suoi confronti. Ovvero, Yanni potrà rimanere a vivere al Cairo, dove a giorni arriveranno dei nostri studenti. Non dovrà assolutamente parlare con loro e nemmeno avvicinarsi a loro visto che è stato così indiscreto in passato citando i nomi dei nostri agenti. Se ripeterà gli stessi errori, gli inglesi scrivono che lo interneranno immediatamente.
Yanni dice di aver un forte esaurimento nervoso e di voler tornare al Cairo dalla sua famiglia e non in Sud Africa dove vorrebbero evacuarlo. Era stato assunto dal colonnello Thornhill che mai ha parlato male di lui, descrivendolo come un piccolo uomo indifeso.
Poi la conferma che ‘tre Yanni’ (lui con moglie e figlia) ed un Levi devono rimanere a Gerusalemme.
Vengono allegate poi la richiesta del fratello Victor di mandarlo assolutamente al Cairo per motivi di salute e la sua, per poter avere una pistola.
Il suo compenso per i servizi? Sei sterline per ogni prigioniero di guerra, e 120 franchi per le loro sigarette. Mentre per Yanni era previsto un compenso di 25 sterline al mese per il suo lavoro che si svolge nei campi di prigionia. Poi si suggerisce di fargli avere solo 10 sterline al mese. Si propone che si debba trovare anche un altro lavoro visto che ha moglie e figlia.
In una lettera successiva si intuisce che non si fidano più di lui, che deve occuparsi solo dei prigionieri del Corriere d’Italia e che non debba avere contatti con Pressenda, alias MASSI. In questa missiva specificano di essere molto perentori.
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Il file successivo HS9/1581/7 riguarda un soggetto dal cognome inglese ma con la cittadinanza italiana: WHITBY, Anthony J.F., Dr. 22666/A. CL/J/475.
Come indirizzo fornisce: c/o Stabilimento Montecatini, Villadossola, Novara.
Come compenso consigliato, la sostituzione della macchina fotografica Leica presa dal maggiore Peck. Gli è stata restituita il 24 novembre del 1945.
Nel suo file: il soggetto afferma di aver dato in prestito la sua macchina fotografica ad una missione britannica in Val d’Ossola e che non gli era stata restituita. La Leica gli è stata sostituita da Londra in seguito. Gli inglesi ci tengono a dimostrare la loro correttezza, anche trascrivendolo in un file. In una pagina successiva ci sono ulteriori spiegazioni.
Missiva dall’ufficiale provinciale Domodossola (Governo Militare Alleato Domodossola), 13/9/45
Al Centro Liquidazioni Forze Speciali Milano.
1 Allego una denuncia presentata da Dottor Antony Whitby riguardante un oggetto che ha prestato ad un presunto ufficiale britannico in congedo.
2 In risposta a questa richiesta, mi limito a dire che ho sempre ritenuto Mt. Whitby estremamente affidabile e sincero, e che, a mio modesto parere, abbia aiutato i prigionieri di guerra evasi con abiti e denaro in diverse occasioni, prima della liberazione. Proviene da una famiglia inglese, e suo fratello ricopre la carica di maggiore nell’esercito britannico, ma poiché Mr. Whitby è nato in Italia, ha la cittadinanza di quel paese.
3 Vi sarei molto grato se poteste farmi sapere se c’è qualche speranza di recuperare la macchina fotografica.
Firmato Maggiore A.G. LEBROCQ – Domodossola
Precedentemente il 6 settembre 1945, Anthony Whitby aveva spedito una lettera dove raccontava di aver incontrato un ufficiale britannico, il maggiore Johnny Peck, proveniente dall’Australia, della Patterson Mission. Verso la fine della liberazione, comandava la parte della Formazione Valdossola. Whitby racconta di aver aiutato il maggiore Peck in questioni di cibo ed indumenti e a farsi riparare l’auto. In seguito, gli aveva prestato la sua bella macchina fotografica (ne descrive il modello) dal valore di 60 mila Lire o più e si lamenta che quando Peck parte per la Svizzera, quando la Val d’ Ossola venne rioccupata dai tedeschi e dagli italiani, dopo quattro mesi, nessuna comunicazione dal maggiore Peck al riguardo. Anche perché – scrive – il valore in Italia è di 60,000 Lire o forse più.
Apprendiamo dopo tanti carteggi che finalmente la macchina fotografica è stata sostituita e consegnata al proprietario.
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Si passa ora al file che avevo analizzato precedentemente in dettaglio perché era un militare del SIM, Servizi segreti italiani, che collaborava con quelli britannici. Dopo l’8 settembre però. Anche questo doveva essere desecretato il 2031:
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È la volta del file su Etienne Sepulchre, di nazionalità belga di Liegi, HS9/1342/3. Non parrebbe coinvolto nelle attività italiane, almeno da quanto si evince dal fascicolo. Nel suo file, pagine e pagine scritte sia a penna che dattiloscritte. Riportano che sarebbe un belga che si occupa di miniere e che fa da staffetta tra le autorità del Belgio a Lisbona e i nostri uffici britannici in loco. Non sono sicuri sulla sua identità perché Sepulchre è un cognome diffuso in Belgio. Non piace molto al governo belga e lo guardano con sospetto. I servizi britannici hanno avuto contatti con lui ma dovrebbero essere prudenti. Questa la raccomandazione finale riportata nei commenti.
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L’ultimo file declassificato ora, invece del 2031, HS9/1341/5, è interessante da leggere anche se tratta di un’azione di sabotaggio in Francia. È una rarità. Documenti con le esatte dinamiche di un intervento di sabotaggio dei servizi segreti britannici sono molto difficili da reperire.
I dettagli provengono da un interrogatorio fatto a Jacobus Pierre Senee. Il file contiene una deposizione del 27 luglio del 1943 da un certo Patrice. Si parla di azioni di sabotaggio in varie ferrovie con tutte le descrizioni delle azioni. Per dovere di cronaca, ne pubblico una parte.
In dettaglio:
SABOTAGGIO DI LOCOMOTIVE FERROVIARIE A TROYES – 3/4 LUGLIO 1940.
Pianificazione: L’operazione fu pianificata da un agente britannico, GERMAIN, al quale va attribuito il merito. GERMAIN chiese a MAHEE, capo dipartimentale della resistenza a cui apparteneva la fonte, di fornire quattro uomini per l’operazione,
Quattro uomini furono ingaggiati, ma in seguito si decise che non ci si poteva affidare a loro, e fu detto loro che il progetto era stato abbandonato; MAHEE incaricò quindi la fonte di formare un’altra squadra e di assumere personalmente la direzione dell’operazione.
GERMAIN addestrò personalmente gli uomini. L’operazione vera e propria avrebbe potuto essere eseguita da GERMAIN e dalla fonte da soli, ma gli uomini in più erano necessari per trasportare i pesanti esplosivi.
L’informazione fu fornita da un capo servizio nella ferrovia, M. THIERRY, che da solo portò uno degli amici di GERMAIN a visitare il luogo dell’operazione.
Obiettivo: L’obiettivo era la seconda piattaforma girevole sulla linea ferroviaria che va da Troyes a Parigi, poco oltre 1 miglio da Troyes; il secondo fu scelto al posto del primo in quanto più importante.
Il piano era di distruggere 24 locomotive, utilizzando due cariche di plastico, con una miccia di due ore, e 1 libbra di plastico per ciascuno dei cilindri. Laddove i cilindri non erano surriscaldati, utilizzavano i due interni, lavorando dall’interno sotto la locomotiva.
Se era troppo caldo, mettevano il plastico sui due cilindri esterni.
Quando si è trattato dell’operazione vera e propria, non sono stati in grado di fissare gli esplosivi a più di dieci motori, innanzitutto perché non c’erano tanti motori come al solito, anche se era sabato sera, e in secondo luogo, perché non erano abbastanza abili per lavorare velocemente.
L’operazione era prevista per la mezzanotte del 4 luglio, sotto un ponte. Fino a mezzanotte non c’è controllo sulla circolazione, passarono accanto a due tedeschi, con i fucili in spalla, ma questi non ci fecero caso.
Portavano una pistola e un manganello ciascuno, ma gli uomini avevano ricevuto istruzioni di non usare la pistola se non in caso di estrema emergenza.
Due guardie francesi (Gardes de Cormuniestion: una creazione di Pétain) facevano nominalmente il giro di ronda e una pattuglia lasciò quella zona all’1:30. Verso l’1:50 i sei uomini lasciarono il ponte e si diressero direttamente verso il primo motore
Dovevano lavorare in coppia, ogni coppia era responsabile di otto motori.
GERMAIN e i primi uomini si calarono immediatamente nella fossa sotto il motore e si misero al lavoro, gli altri si guardarono intorno alla ricerca dei motori più interessanti. C’erano operai al lavoro a circa 12 metri di distanza, ma gli uomini indossavano scarpe di gomma e non portavano luci. Avevano paura di rimanere troppo a lungo, perché dopo la prima esplosione, l’area sarebbe stata transennata e loro non volevano essere catturati. Ogni uomo doveva trovare la su via di fuga. Risultato: 7 motori furono completamente devastati e 3 così danneggiati che ci sarebbero voluti tre mesi per la riparazione. Altri 20 motori non poterono essere trattati perché troppo caldi.
Le descrizioni delle azioni di sabotaggio proseguono in questo file con le decisioni prese per i prossimi attacchi.
Sono dettagli importanti per comprendere quanto fossero scrupolosi allora gli agenti dei servizi segreti anche nelle operazioni di sabotaggio. Niente era lasciato al caso, sia negli uomini scelti che nei target da colpire. Ogni cosa studiata a tavolino con una precisione scientifica.
Del resto, Churchill voleva tra i suoi agenti e sabotatori nell’intelligence persone colte, ricercatori e laureati, il suo cosiddetto ‘esercito degli intellettuali’, che poi si è dimostrato il più efficiente al mondo.




