A Londra si celebra il padre del federalismo americano Alexander Hamilton, ammirato da Umberto Bossi, in una mostra agli Archivi governativi per il 250° anniversario della firma della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti e della loro fondazione

– Il 2026 segna il 250° anniversario della firma della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti e della fondazione degli Stati Uniti d’America, in cui Alexander Hamilton ebbe un ruolo di primo piano. Immigrato dalle Indie Occidentali, divenne il braccio destro di George Washington durante la Guerra d’Indipendenza, contribuendo a plasmare l’America di oggi.

– Revolution 250: Gran Bretagna e America. La storia dell’indipendenza americana 1763–1783. Una storia, due nazioni, è il titolo di una mostra aperta dal 24 giugno al 29 novembre 2026, agli Archivi governativi britannici per celebrare il 250° anniversario della firma di un documento che ha cambiato il mondo: la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. L’esibizione ripercorre la nascita degli Stati Uniti d’America.

– Hamilton fu il padre della Costituzione federale degli Stati Uniti.

– Umberto Bossi aveva rivelato di aver studiato gli scritti di Hamilton sul federalismo. Anche nel 1993, nella sua prefazione al libro risorgimentale Lega Lombarda di Massimo D’Azeglio, Astra editore.

– Alla mostra sono esposti i costumi di George Washington, del re Giorgio III, di Alexander Hamilton e di sua moglie Elizabeth Hamilton, ispirati allo spettacolo teatrale ‘Hamilton’ che fonde hip-hop, jazz, rap e altri generi musicali. Dalle redingote agli abiti di raso, per la prima volta nel Regno Unito si possono ammirare gli iconici costumi ispirati al XVIII secolo che appaiono sul palcoscenico. ‘Hamilton’ è attualmente in scena al Victoria Palace Theatre di Londra.

All’atrio del palazzo degli Archivi del governo britannico, dei manichini con costumi del diciottesimo secolo accolgono i visitatori. Molti sono arrivati soltanto per partecipare alla mostra. Avvicinandosi alle figure abbellite da vesti d’epoca, ci si accorge che sono i costumi di scena provenienti dal famoso musical ‘Hamilton’, pluripremiato spettacolo di Broadway, ora nel West End londinese. ‘Hamilton’ è un musical americano con musiche, testi e libretto di Lin-Manuel Miranda. Ispirato alla vita di Alexander Hamilton, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, si basa sulla biografia omonima del 2004 dello storico Ron Chernow. È uno dei nove musical ad aver vinto il Premio Pulitzer per la drammaturgia. Lo spettacolo mette in luce anche questioni negative dell’epoca come la schiavitù e il razzismo.

I costumi del musical Hamilton alla mostra

Hamilton è stato un personaggio carismatico che ha cambiato l’assetto degli Stati Uniti. Fu il padre della Costituzione federale degli Stati Uniti: egli sosteneva un modello aperto in grado di conciliare l’espansione economica con la tutela delle autonomie e con la crescita della democrazia, sconfiggendo le tesi di quanti volevano costruire uno Stato centralista e nazionalista sul modello degli stati europei dell’epoca. Fu il federalismo di Hamilton a porre basi istituzionali solide a un Paese costituito da gruppi etnici, linguistici, sociali e religiosi eterogenei e ad evitare quindi scontri e lacerazioni. Hamilton riuscì s risanare le finanze dissestate del Paese e a promuovere la riorganizzazione del sitema creditizio e bancario, ponendo le basi del futuro sviluppo economico e sociale degli Stati Uniti d’America[1].

Didascalie dei costumi del musical Hamilton alla mostra a Londra
La Dichiarazione d’Indipendenza

Gli scritti sul federalismo di Hamilton furono ampiamente studiati da Umberto Bossi, fondatore e segretario federale della Lega Nord, sviluppando l’idea del federalismo moderno dominante della Lega. Ne fa menzione anche nella sua prefazione al libro di Massimo D’Azeglio, Lega Lombarda, dove descrive quali siano state le sue fonti d’ispirazione per i vari simboli, quali Alberto da Giussano, il Giuramento di Pontida, la Lega Lombarda etc.:

Umberto Bossi

…Il pensiero della Lega: il federalismo. Se avessero soltanto un po’ di umiltà per aprire dei libri, per studiare il federalismo, questi critici e intellettuali, forse potrebbero capire che Hamilton è stato per gli Stati Uniti d’America ciò che Tocqueville è stato per la Francia della Rivoluzione; e forse allora li fulminerebbe l’idea che il federalismo moderno è il pensiero dominante della Lega, e non lo specchio per le allodole di un movimento ‘revanscista, poujadista, razzista, antimeridionalista..’ e via di questo passo con le più varie amenità. Dopo il centralismo del periodo nazionalista e quello del periodo fascista – continua Bossi – è oggi indispensabile superare il centralismo partitocratico. Dal superamento di questo centralismo, che ha sottratto il potere a ogni controllo, si potrà poi ripartire per realizzare una maggiore giustizia fondata sull’autonomia dei popoli”.

Lega Lombarda di Massimo D’Azeglio con prefazione di Umberto Bossi

All’ingresso della mostra, ben in evidenza, un libro in vendita di R.B. Bernstein dal titolo Alexander Hamilton – A Very Short Introduction, Oxford University Press, Oxford, 2025. L’autore analizza approfonditamente la grandezza di questo padre fondatore. Politico, pensatore costituzionale e primo segretario del Tesoro della nazione, si è fatto promotore dell’iniziativa di scrivere la brillante difesa e l’esposizione della Costituzione, The Federalist. E successivamente è stato un pioniere nell’impegno volto a interpretare la Costituzione in senso ampio.

Leggendo tra le pagine, effettivamente si prova una profonda ammirazione per Hamilton. Non ha di certo avuto una vita semplice. Nasce verso il 1750, forse nel 1755, nell’isola caraibica di Nevis. Nipote di un lord scozzese del Ayrshire, non fu mai riconosciuto da suo padre, James Hamilton, in quanto figlio illegittimo. Suo padre non aveva mai sposato sua madre, Rachel Fawcett, una francese protestante ugonotta, che, a sua volta aveva avuto due figli da un precedente matrimonio con un mercante olandese e altri due da lui. Uno scandalo visti i canoni morali dell’epoca. Alla fine poi il padre abbandonò sua madre, lui e l’altro fratello definitivamente. Un grave problema soprattutto per gli aiuti economici. Da solo, senza fondi, faticò per poter accedere agli studi. Non si arrese mai e pian piano, dapprima grazie anche agli aiuti di un cugino che poi si impiccò, e poi al supporto di benefattori riuscì a laurearsi in legge. Lavorò agli inizi per una compagnia mercantile. Ma la sua ambizione era immensa come confessò lui stesso in seguito:’ La mia ambizione è prevalente…’.

Ritratto di Alexander Hamilton

Hamilton si dà alla scrittura, inizia con un saggio scritto sotto forma epistolare. Tra i suoi lettori un reverendo che rimase subito colpito dal suo talento letterario. Decide di farlo trasferire e studiare in America e raccoglie fondi per la sua formazione. Viene rifiutato dal college del New Jersey, ora chiamato Princeton University, ma non si arrende. Alla fine entra alla Columbia University.

Nei suoi scritti fonde l’eloquenza rabbiosa con l’esuberanza giovanile. Agli inizi del 1776, diventa comandante di compagnia d’artiglieria. Con i suoi uomini, vince le battaglie di Trenton e Princeton, attraendo l’attenzione di George Washington e diventandone in seguito stretto collaboratore fino alla fine.

Agli inizi del 1782 studia legge. Tra il 1787 ed il 1788 lavora strenuamente per la ratifica della Costituzione, battendosi per l’elezione di delegati federalisti alla ratifica della Convenzione. Si schiera per una difesa piena della Convenzione federale.

Nella sua prima relazione del 1790, discute del fatto che la nazione dovrebbe pagare il suo debito totale come questione di onore nazionale. Aggiunge che il governo federale dovrebbe farsi carico dei debiti in essere degli Stati, accorpandoli al debito pubblico.

Le teorie politiche, economiche e costituzionali di Hamilton portarono il popolo americano a dividersi in due grandi schieramenti politici: i federalisti e i repubblicani. I federalisti sostenevano l’amministrazione di George Washington, le politiche di Hamilton e l’ampia interpretazione costituzionale.

Hamilton soffrì molto quando nel 1796 i repubblicani al Congresso lo accusarono di corruzione. Lo incolparono di essersi dedicato alla speculazione, sfruttando le sue informazioni privilegiate sulle finanze dello Stato quando era segretario del Tesoro. Hamilton rigettò ogni accusa. Scrisse addirittura un opuscolo per difendersi, rivelando anche che era stato ricattato, per un suo adulterio, dal marito della sua amante. Non ci fu alcuna speculazione basata su informazioni privilegiate.

L’accusa di corruzione ad un politico per farlo fuori denigrandolo con l’opinione pubblica era una pratica consolidata anche a quei tempi. Ed Hamilton ne era consapevole.

Il pensiero di Hamilton è sempre stato coerente. Nelle sue teorie la rivoluzione e la politica erano concetti collegati inestricabilmente. La rivoluzione era soprattutto quella americana, che significava l’indipendenza come scopo e successivamente come risultato. Per lui la vittoria nella rivoluzione americana avrebbe portato all’indipendenza americana e ad una forma di politica per una nazione americana indipendente. Considerava la creazione di quella nazione americana indipendente, nella sua essenza, una questione di politica — di pensiero politico, di dibattito e di azione.

The Federalist

La sua rivoluzione era fondata sulla legge e sul costituzionalismo. La questione del potere federale secondo la Costituzione.

Hamilton ebbe la meglio nella controversia sulla ratifica del 1787-88, quando emerse come leader dei sostenitori della ratifica della Costituzione, The Federalists. Insieme a John Jay e James Madison, formò il trio di polemisti a favore della Costituzione che scrisse The Federalist.

Hamilton può essere definito il più astuto e creativo teorico e sostenitore costituzionale della sua epoca, anche andando controcorrente con le opinioni della maggior parte degli americani.

Il federalismo rappresentava un altro insieme di idee e principi: un assetto che istituiva un sistema costituzionale composto da un governo federale potente ma con poteri limitati, affiancato dai governi statali, ciascuno con i propri poteri e limiti. Idealmente, il governo federale e quelli statali non sarebbero entrati in conflitto, ma qualora ciò fosse accaduto, i poteri legittimi del governo federale avrebbero prevalso su quelli di un governo statale.

Hamilton onorò il suo impegno nei confronti di questo quadro di principi costituzionali per tutta la vita. Essi costituivano il nucleo del suo pensiero costituzionale e politico. Difendendoli con coerenza, fu il politico americano più impegnato e più capace di sostenere un governo centrale forte e di opporsi ai tentativi di limitarne indebitamente i poteri. La sua visione dell’autorità costituzionale federale nacque durante i giorni più bui della Rivoluzione americana e i periodi più frustranti sotto gli Articoli della Confederazione. Anche in quel periodo, egli rimase fedele alla sua visione di un governo nazionale energico che rafforzasse una Repubblica federale nazionale.

Ancora dal libro su Alexander Hamilton, apprendiamo che era un impulsivo, che si buttava a capofitto nei conflitti politici senza tante esitazioni e che, grazie alla sua interazione personale con gli altri colleghi politici, era sempre il capo in qualsiasi fazione.

Alexander Hamilton, in piedi tra George Washington, H. Knox, Thomas Jefferson ed E. Randolph in un’incisione del1787

Contemporaneamente alla guida dei federalisti di New York durante la convenzione di ratifica, Hamilton avviò un’iniziativa politica tipicamente settecentesca: una serie di saggi giornalistici, scritti insieme a Jay e Madison, per sostenere l’adozione della Costituzione. Intitolarono la serie di saggi The Federalist o The New Constitution; il loro pseudonimo comune era Publius, dal nome dello statista romano Publius Valerius Publicola (“amante del popolo”), che guidò la fondazione del governo repubblicano di Roma dopo che i romani avevano rovesciato i loro re etruschi. Il nome Publius simboleggiava una solida costruzione politica, un valore che gli autori di The Federalist cercavano di associare alla causa della nuova Costituzione.

Degno di nota il fatto che un’opera di difesa costituzionale così duratura abbia avuto inizio come rubrica giornalistica bisettimanale. Nonostante la rapidità con cui fu scritta, The Federalist è un’opera autorevole di argomentazione politica, che coniuga teoria e pratica, principio e realtà. Hamilton previde come avrebbe funzionato la Costituzione basandosi sulla sua esperienza di ciò che aveva funzionato e di ciò che aveva fallito nella Confederazione. Alcune delle sue previsioni non si avverarono, ma, per quanto riguarda i temi centrali del governo costituzionale, i suoi saggi erano fondati e profetici.

Sapeva mescolare argomenti costituzionali, analisi politiche e polemica di parte. Da segretario del Tesoro lavorò strenuamente per risanare la solidità finanziaria. La solidità economica era collegata con quella del governo federale. Si impegnò per usare il governo federale per promuovere la sicurezza fiscale nazionale e la crescita economica.

Importante il suo ruolo anche nell’economia. Volle ridisegnare l’approccio strategico per riformare l’economia nazionale affinché divenisse competitiva con le economie dei grandi paesi come l’Inghilterra. Volle un’economia americana dinamica e diversificata.

Una tragedia familiare devastò Hamilton nel 1801. Suo figlio maggiore Philip perse la vita in un duello d’onore per una controversia politica e personale. All’epoca con il duello si risolvevano le dispute. Questo evento gli cambiò la vita diventando sensibile alle questioni d’onore, sia reali che immaginarie.

Alla fine, nel giugno del 1804, lui stesso venne coinvolto in una disputa che sfociò in un duello d’onore, contro Burr, appoggiato dai repubblicani oppositori dei federalisti. Secondo Burr, Hamilton lo avrebbe criticato in una lettera e pretendeva delle scuse ufficiali. Hamilton si rifiutò perché contrario al suo onore. Burr lo sfidò e lui accettò di battersi.

La notte prima del duello, il 10 luglio del 1804, Hamilton scrisse una lettera a sua moglie Elizabeth. Le preannunciò le sue intenzioni, sicuro della sua comprensione sull’importanza delle questioni d’onore. Le confidò che durante il duello non avrebbe mirato e sparato contro Burr. Avrebbe sparato in aria invece. La sua decisione sarebbe dovuta rimanere segreta fino alla fine.

Burr ed Hamilton si incontrarono la mattina dell’11 luglio con a seguito una serie di testimoni come previsto dalle regole. Hamilton sparò in aria come deciso, mentre Burr lo colpì gravemente. Dopo un giorno di atroci sofferenze, perì il 12 luglio del 1804.

Hamilton morì rimanendo fedele alle sue convinzioni, senza mai immaginare che la Costituzione avrebbe realizzato le sue speranze di difendere gli interessi nazionali americani. Mai si fece intimidire dalle difficoltà.

Mai immaginò il lascito politico, costituzionale, legislativo, economico e anche letterario e comunicativo – il suo modo di parlare acceso e diretto – donato ai suoi contemporanei e alle generazioni attuali in tutto il mondo. L’ interesse nel pensiero di Hamilton dal ventesimo secolo in poi, ha dato origine a un flusso costante di biografie e monografie a lui dedicate.

Anche Umberto Bossi si era ispirato a lui sul federalismo. Un musical di successo vincitore di un premio Pulitzer, ‘Hamilton’, ne celebra le gesta e ora anche una mostra dedicata soprattutto alla sua figura agli archivi governativi di Londra.

Qualche analista politico ha scritto che, dopo più di due secoli dalla sua scomparsa, si cerca la guida di Hamilton nei tempi di crisi costituzionale ed economica. È proprio in quei momenti che abbiamo più bisogno di lui – ed è proprio allora che si fa valere’.


[1] Massimo D’Azeglio, Lega Lombarda, Astra Editore, 1993, Introduzione editoriale.

Il musical Hamilton premio Pulitzer
Gli Archivi governativi di Londra che ospitano la mostra
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Nicoletta Maggi è interprete simultanea e giornalista. Risiede nelle Marche, ma lavora da molti anni a Roma come addetto stampa. Ha lavorato in Inghilterra e in Germania.