USTICA – Quando governo italiano volle trasferire immigrati illegali ebrei nell’isola di Ustica nel 1947. Il file governo britannico desecretato

Isola Ustica

L’isola di Ustica purtroppo rimane incatenata nella nostra mente per l’attentato del 27 giugno 1980, quando un aereo Douglas DC-9-15 della compagnia aerea Itavia (volo IH870), in viaggio da Bologna a Palermo, è precipitato nel Mar Tirreno tra le isole di Ustica e Ponza, causando la morte di tutte le 81 persone a bordo (64 passeggeri adulti, 11 bambini e ragazzi, 4 membri dell’equipaggio) e la fine tragica anche del proprietario stesso della compagnia Aldo Davanzali. A causa di accuse infamanti nei suoi confronti, l’imprenditore marchigiano si ammalò e morì cercando di provare la sua innocenza. Le indagini su Ustica, mai concluse, sono state riprese grazie all’opposizione alla richiesta di archiviazione e alla volontà del governo francese di recente di cooperare con la speranza di giungere finalmente alla verità su colpe e colpevoli.

Un file declassificato dal governo britannico svela però che l’isola di Ustica era stata scelta dal governo italiano nel 1947 – governo De Gasperi – per ‘trasferire gli immigrati illegali ebrei’. Il fascicolo desecretato è composto da 13 pagine, alcune dattiloscritte e altre scritte a mano dal titolo: La proposta italiana di trasferire gli immigrati illegali ebrei nell’isola di Ustica.

Il presidente del Consiglio del 1947 Alcide De Gasperi

Nessuno ne ha mai parlato, forse perché non a conoscenza, ma il governo italiano si attivò per chiedere l’avallo del governo britannico a tale piano. Intercorrono missive tra l’ambasciata britannica a Roma ed il Foreign Office a Londra con la preoccupazione che gli ebrei deportati venissero trattati nelle migliori condizioni possibili, visto che gli italiani non erano tanto interessati ‘della cura di queste persone’- scrivono gli inglesi. Con la paura poi sollevata dall’intelligence di Sua Maestà che, visto che certi circoli ebraici erano favorevoli all’iniziativa, potesse celarsi un piano di fuga degli ebrei dall’isola di Ustica.

L’isola di Ustica, a onor del vero, era già stata utilizzata in passato per confinare oppositori politici al fascismo.

Antifascisti confinati a Ustica nel 1926-1927 – Foto Giornale di Sicilia

600 uomini che si opposero al Regime vennero portati a Ustica tra il 1926 e il 1927, dopo l’approvazione delle leggi ‘fascistissime’. Nell’isola non potevano muoversi, ma riuscirono a perseguire le loro idee e organizzare la vita sociale. ‘Noi non morimmo laggiù, noi crescemmo’, si legge nelle lettere del politico Otello Terzani. Pure Gramsci fu confinato ad Ustica.

Gramsci a Ustica nel periodo fascista

In questo caso con gli ebrei però i tempi sono cambiati. Siamo nel 1947, la guerra è finita con la sconfitta del nazi-fascismo e in Italia c’è il governo De Gasperi. Un anno dopo, il 14 maggio 1948, viene proclamata ufficialmente la nascita dello Stato di Israele.

Il file britannico declassificato ‘Italian proposal to transfer Jewish illegal immigrants to the island of Ustica. Code 48 File 2131’, ha così inizio. (Nota del traduttore: quasi sempre traduco letteralmente con ‘immigrati illegali’ il termine inglese ‘illegal immigrants’ per mantenere la terminologia utilizzata nel documento originale e la sua connotazione storica invece di usare l’espressione immigrati irregolari o clandestini).

Pagina file britannico desecretato con piano italiano di deportare immigrati illegali ebrei ad Ustica nel 1947 – Foto di proprietà di Nicoletta Maggi

Si registra la visita del sig. Benton dell’ambasciata di Roma, il quale ha lasciato la nota allegata riguardante la proposta del governo italiano di internare tutti gli immigrati clandestini giunti in Italia sull’isola di Ustica. Si desidera sapere se possa essere concessa all’ambasciata di Roma l’autorizzazione a garantire, a nome del Regno Unito, l’adesione alle proposte italiane come contenute nella suddetta nota.

Nota del 12 maggio 1947 ricevuta il 5 giugno 1947 dal Foreign Office, Mr A.W.H. Wilkinson

La Nota 5 giugno 1947

Il signor Benton dell’ambasciata a Roma ci ha chiamato questo pomeriggio e ha lasciato il promemoria allegato.

A quanto pare gli italiani sono pronti ad internare tutti i migranti illegali in Italia nella solitaria isola di Ustica, dove attualmente vi è spazio per circa 4 mila persone. L’unica condizione è che un’agenzia internazionale si assuma la responsabilità di tale loro ultima disposizione.

Dissi che questa proposta è stata accolta molto favorevolmente e che si prenderà in considerazione la questione di sostenere qualsiasi appello che l’Italia possa rivolgere all’IRO (International Refugee Organization: Organizzazione Internazionale per i Rifugiati, n.d.a.), per ottenere assistenza nella sistemazione di queste persone. Ha affermato che se gli italiani potessero essere certi di un sostegno a tale appello, probabilmente si impegnerebbero ad attuare le loro proposte. Sarei quindi lieto di sapere se Roma possa essere autorizzata a promettere il nostro supporto per le proposte italiane come contenute nel memorandum allegato.

                                                                                                     Wilkinson

Potremmo soltanto accogliere la disposizione di sicurezza fornita a condizione che le misure di sicurezza sull’isola fossero adeguate a impedire l’imbarco di ebrei mediante piccole imbarcazioni su navi di immigrati clandestini.

Ho sollevato la questione in sede di Commissione per l’Immigrazione Illegale il 16 maggio.

La Commissione ha ritenuto che la questione non fosse di nostra competenza e che fosse difficile esprimere un parere.

Non ha sollevato obiezioni riguardo all’iniziativa proposta dalle autorità italiane, a condizione che queste fossero disposte a garantire misure di sicurezza realmente adeguate sull’isola.

I servizi di intelligence avevano appreso che le organizzazioni ebraiche accoglievano con favore il piano e nutrivano quindi un certo sospetto che l’isola potesse essere utilizzata semplicemente come base conveniente per l’imbarco clandestino di immigrati illegali. Ritengo che dovremmo insistere con una certa fermezza con gli italiani sulla questione della sicurezza.

                                                                                              J.G.S. Beith

Italian Section                                                                      17 maggio 1947

Ma poiché questo costituisce un tentativo concreto da parte delle autorità italiane di mettere ordine alla situazione, spero che non saremo troppo scoraggianti.

Immagino che spetti al Dipartimento per i Rifugiati stabilire se possiamo fornire le garanzie proposte oppure sottoporre la questione ‘all’ONU o a qualche altro organismo’, tenendo presente che gli italiani potrebbero benissimo mandare a Ustica persone che non sono ebree, ma che sono entrate illegalmente in Italia con l’intenzione di recarsi in un luogo diverso dalla Palestina.

Si guardi anche la postilla.

                                                                                                                       F. R. H. Brown

                                                                                                                       17 maggio

Siccome gli italiani fanno riferimento ‘all’ultima disposizione’ senza preoccuparsi ‘della cura di queste persone’, penso che potremmo certamente offrirci di sostenere una richiesta italiana all’IRO (Organizzazione Internazionale per i Rifugiati) per l’assistenza.

In effetti dovremmo essere preparati, se necessario, ad andare fino in fondo e chiedere all’IRO di sostenere l’intero costo del mantenimento, se queste persone risultano eleggibili per l’aiuto dell’IRO (cosa che è probabile).

D’altro canto dobbiamo insistere su adeguate misure di sicurezza contro la loro fuga da Ustica. A tal fine dobbiamo insistere sul fatto che i detenuti siano sorvegliati e che le acque intorno all’isola siano pattugliate. Possibilmente la Marina potrebbe essere in grado di svolgere quest’ultimo compito con un’unità di pattuglia, oppure il servizio della Guardia costiera italiana potrebbe mettere a disposizione un cutter (imbarcazione).

Subordinatamente al parere del Dipartimento Orientale, propongo che diciamo a Roma di far sapere agli italiani che li sosterremo, a condizione che l’isola sia resa a prova di fuga a nostra soddisfazione.

A. R. Walmsley

Diplomatico Foreign Office

         19 maggio 1947

Eastern Dept first

Italian Section

F.R.H. Brown commenta che:

l’ultima frase della bozza rischia di compromettere l’intero piano per quanto riguarda gli italiani, ma non vedo danni nel lasciarla.

                                                                                                                      Brown

La frase in questione è stata poi eliminata il 20 maggio. (Firma non leggibile).

Il Foreign Office a Londra (ministero Esteri)

PROMEMORIA

Il 3 maggio 1947 si è tenuta una riunione presso il Ministero dell’Interno tra il dott. Giuseppe MIGLIORE, capo della Divisione di Pubblica Sicurezza e Affari Generali, e i signori K.C. BENTON e P.M. LEE del Dipartimento Visti dell’Ambasciata Britannica.

Il dott. MIGLIORE ha affermato che, sebbene la registrazione degli stranieri fosse stata effettuata con la massima accuratezza possibile, riteneva che non sarebbe servita a nulla se non fosse stato possibile isolare tutte le persone entrate illegalmente in Italia dopo la conclusione della registrazione degli stranieri. Riteneva che il numero di tali entranti illegali potesse essere elevato nei mesi a venire e che, se fosse stato loro permesso di mescolarsi con gli altri gruppi di profughi, sia all’interno che all’esterno dei campi in Italia, le condizioni sarebbero potute tornare a essere pessime come in precedenza.

Aveva discusso a lungo la questione con i signori VARICONI e SORRIERI della Divisione per gli sfollati dell’UNRRA, i quali avevano espresso la volontà di collaborare con lui e di rifiutare l’accoglienza nei campi dell’UNRRA di qualsiasi rifugiato entrato illegalmente in Italia dopo la conclusione del periodo di registrazione.

Il dott. MIGLIORE ha proposto che a tali entranti illegali non fosse consentito di rimanere sulla terraferma italiana, ma che, non appena possibile dopo il loro arresto, fossero condotti sull’isola di USTICA, dove il governo italiano avrebbe provveduto alla loro sistemazione fino al momento in cui non potessero essere rimpatriati o emigrare all’estero.

Il dott. MIGLIORE ha sottolineato che tale programma avrebbe potuto funzionare solo se le Nazioni Unite o qualche altro organismo si fossero impegnati a considerare queste persone come un problema distinto da quello dei rifugiati già presenti nei campi in Italia sotto la tutela dell’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) e dell’IGORB, e si fossero assunti la responsabilità della loro sistemazione definitiva.

Il governo italiano non potrebbe portare avanti questo programma se ritenesse che i rifugiati di Ustica fossero lasciati indefinitamente sotto la tutela italiana.

Il grande vantaggio di questa soluzione sarebbe che si potrebbe controllare adeguatamente i movimenti dei rifugiati in Italia, poiché sarebbero tutti registrati presso la polizia italiana e assistiti dall’UNRRA o dall’IRO.

Si è concordato che il sig. BENTON sottoponesse questa proposta all’attenzione del Governo di Sua Maestà nella speranza che, qualora il piano fosse stato approvato, il Governo italiano ottenesse le garanzie necessarie.

                                                                                                                      Benton

                                                                                                   (Ambasciata britannica Roma)

La risposta ufficiale del Foreign Office all’Ambasciata britannica a Roma, 11 giugno 1947:

Gentile Cancelleria,

quando Benton è tornato a Londra la settimana scorsa, ci ha parlato del piano del governo italiano di trasferire i migranti irregolari sull’isola di Ustica.

Egli dovrebbe accogliere con favore questa misura, a condizione che vengano adottate misure per rendere l’isola a prova di fuga. Dobbiamo insistere su quest’ultimo punto, poiché ci risulta che alcuni circoli ebraici abbiano accolto con favore la proposta, e vi è quindi il pericolo che, a meno che i detenuti non siano tenuti sotto sorveglianza e le acque intorno all’isola non siano pattugliate, le navi al largo possano prelevare i rifugiati con piccole imbarcazioni.

Sarebbe quindi utile se poteste comunicare agli italiani che, a condizione che siamo convinti che le misure proposte siano sufficientemente adeguate a impedire l’emigrazione clandestina, saremo disposti a sostenere qualsiasi richiesta di assistenza che intendano presentare all’Organizzazione Internazionale per i Rifugiati per la sistemazione definitiva di queste persone.

Cordiali saluti

DIPARTIMENTO PER I RIFUGIATI

Il file termina con queste ultime informazioni. Questa testata giornalistica non è in grado di confermare o smentire se gli ebrei siano stati davvero deportati nell’isola di Ustica. O se rimase solo una proposta in fase di attuazione.

Questo articolo può essere decisivo però per ulteriori approfondimenti e verità.

Pagina del file britannico desecretato – Foto di proprietà di Nicoletta
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Nicoletta Maggi è interprete simultanea e giornalista. Risiede nelle Marche, ma lavora da molti anni a Roma come addetto stampa. Ha lavorato in Inghilterra e in Germania.